In crescita DTCOIN 2020 con USHARE

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Il concetto di DTCOIN inizia a circolare nel 2017, periodo in cui le criptovalute hanno cominciato a diffondersi in maniera più rapida ed evidente online, nel mondo del commercio e dello scambio. DTCOIN, però, decide subito di distinguersi: in questo contesto storico ed economico in evoluzione, DTCOIN vuole essere uno strumento di scambio e valuta di pagamento che possa garantire maggiore sicurezza ed affidabilità, rispetto allo scambio attraverso le monete e le valute tradizionali. Come si legge nell’edizione 2020 del White Paper – il Libro Bianco che raccoglie storia ed esperienze su questa forma di pagamento, così come voluto dal suo fondatore Daniele Marinelli – il numero di criptovalute disponibili su internet nel luglio 2019 è di “oltre di 2300 ed è in continua crescita. Gli utilizzatori – si legge ancora – scelgono DTCOIN non solo in quanto criptovaluta, ma per i suoi vantaggi rispetto alle valute tradizionali e alle altre criptovalute”.

Il primo punto di forza di DTCOIN è la velocità di transazione. Basti pensare che il tempo medio di transazione con i Bitcoin è di un’ora, mentre con i DTCOIN, per la stessa operazione, si impiega meno di un secondo. E non solo. Una transazione DTCOIN può essere processata in tutto il mondo in tempo zero, senza commissioni maggiorate, dunque senza limiti temporali e spaziali. DTCOIN, quindi, è una criptovaluta senza confini. Sempre per approfondire e fare chiarezza sull’ambiente e sul contesto in cui nasce e si sviluppa DTCOIN, bisogna ricordare che tutte le criptovalute sono forme di pagamento, di denaro, e dunque possiedono un valore. Il valore della criptovaluta non è, però, stabilito da un ente esterno, da un’autorità di controllo, ma è molto variabile nel tempo. Il valore di una criptovaluta dipende dalle transazioni che avvengono nel suo mercato e dai volumi della sua compravendita. In pratica più una criptovaluta viene acquistata più sale il suo valore. Ma non solo. Vi sono fattori più complessi che contribuiscono a determinare il valore di una criptovaluta, nonché l’intero sistema economico a essa collegato, e tutti i volumi delle transazioni che avvengono nella sua rete. Ad esempio il numero di transazioni che avvengono tra un utente e l’altro, il numero di persone che posseggono e utilizzano la criptovaluta, il numero di transazioni per persona, sono tutti fattori determinanti nella circolazione della criptovaluta stessa, ci ricorda il blogger Alessio Del Vecchio.

Entrando più nello specifico del progetto DTCOIN, bisogna considerare che, alla base, non c’è solo l’idea di creare una criptovaluta diversa, ma c’è la volontà di sviluppare un “ecosistema” – definito Dt Circle – nel quale si muoveranno gli utenti, i dealer, e tutti i protagonisti dell’universo DTCOIN. In questo ecosistema sono disponibili funzioni e applicazioni utili per effettuare transazioni, pagamenti e per ricevere pagamenti in DTCOIN. Caratteristica principale dei DTCOIN è la capacità di proteggere il proprio valore e crescere nel tempo. Il controvalore dei DTCOIN, infatti, si basa ­su una risorsa la cui quantità è in costante crescita: il data standard. Non si parla, dunque, in questo caso, di trading, andamento del mercato e perdita di valore. DTCOIN è una valuta che cresce di valore, e che può essere utilizzata e spesa presso i negozi online e offline che accettano DTCOIN. Le attività, gli esercizi commerciali, gli e-commerce possono accettare i DTCOIN come mezzo di pagamento e utilizzarli a loro volta per l’acquisto di prodotti e servizi. Un altro modo per ottenere DTCOIN è guadagnare unità dalla propria attività online, grazie al mercato dei dati.

UNA BREVE RASSEGNA STAMPA:

In merito al valore di questa criprovaluta, il fondatore di DTCOIN, Daniele Marinelli, dopo due anni intensi di analisi di mercato, ha trovato la soluzione in quello che ha definito sistema Forced Market Cap (FMC). Si tratta di un sistema che consente di creare valore per la criptovaluta, con un algoritmo nel settore dei big data, che porta a un mercato di scambio crescente con DTCOIN. Il mercato dei Big Data e i DTCOIN sono, infatti, estremamente connessi, visto che i big data sono il principale sostegno al valore dei DTCOIN, e nello specifico valgono circa il 70%. I Big Data sono grandi contenitori che possono racchiudere e analizzare immense quantità di informazioni, scomporle, sezionarle, estrapolarle, creando statistiche e previsioni future. Si tratta, dunque, di enormi database che contengono centinaia di migliaia di dati che gli utenti, ogni giorno, lasciano in rete. DTCOINha scelto di basarsi sul mercato dei big data non solo per i volumi del commercio e la richiesta sempre costante di dati”, si legge nel White Paper, ma anche perché nell’ecosistema di riferimento, il DTCircle, sarà possibile usufruire di applicazioni per proteggere i propri dati personali, dargli un valore e guadagnare. Il restante 30% dell’universo DTCOIN si divide in: pubblicità, ICO partnership e wholesale telefonico, che costituiscono una fetta del 10% ciascuno. La pubblicità viene acquistata da aziende e venditori con monete DTCOIN per sponsorizzare il proprio brand, il proprio prodotto, la propria azienda all’interno delle applicazioni DTCOIN. Con le ICO partnership, DTCOIN acquista grosse quantità di token in PRE-ICO da aziende esterne, sempre specializzate nel settore dei big data, e le rivende sul mercato DTCOIN, portando a una crescita delle quotazioni. Il wholesale telefonico, infine, consiste nel commercio di traffico telefonico internazionale tra compagnie di differenti paesi: una compagnia compra all’ingrosso e vende al dettaglio device e dispositivi telefonici. Questo consente all’utente DTCOIN di accedere a servizio di traffico telefonico a prezzi vantaggiosi, sempre attraverso il pagamento in DTCOIN.

I Big Data, dunque, rappresentano il principale sostegno al valore dei DTCOIN, e il perché viene analizzato attentamente nel White Paper. Perché, dunque, la criptovaluta creata da Daniele Marinelli si basa proprio sui dati? Perché il 56% della popolazione mondiale è online, con oltre 4 miliardi di persone che sono utenti attivi su internet, e ciascuno, nel momento in cui si connette e va online, genera dati. I dati degli utenti e la loro elaborazione possono dare numerose informazioni sugli utenti stessi. “Ogni movimento che avviene in rete lascia una traccia, cioè un dato che racchiude un’azione. – si legge nel White Paper – In internet esistono solo azioni: l’azione è sia inviare una email o selezionare un pulsante, ma anche sostare su una schermata online per un dato tempo è un’azione che produce dei dati”. Anche le azioni e le operazioni apparentemente più semplici, le azioni meno complesse, generano comunque dati. Un invio, una pagina aperta, una emoji inviata. Ciascun clic, ciascuna azione dell’utente rimane impressa in un server, sotto forma di dato informatico. 

ALCUNI DATI: IL CONTRIBUTO DI IBM

Basti pensare che, secondo il colosso dell’informatica IBM, attualmente ci sono 2,5 quintilioni di byte di dati creati ogni giorno. Un ritmo alto, che continua ad accelerare, anche grazie ai vari punti di connessione che l’utente ha nel corso della sua giornata. Non solo il pc, ma anche lo smartphone con il quale gli utenti dialogano costantemente inviando, ovviamente, dati. Per avere ancora idea della portata e della quantità di dati che circolano in rete, basta guardare ai numeri di Google, che detiene il 90,46% della quota di mercato dei motori di ricerca mondiali, ed elabora in media oltre 60.000 query di ricerca al secondo. Una ricerca su Google, ovviamente, genera ancora dati, in enorme quantità se si considera che ogni giorno nel mondo avvengono 5 miliardi di ricerche al giorno. E ancora, i social network generano molti dati. A questo proposito il White Paper cita il report Data Never Sleeps 7.0 di Domo, secondo il quale ogni minuto sono pubblicati 511200 tweet su Twitter, sono caricate 55140 foto su Instagram e 4 milioni e mezzo di video sono visualizzati su Youtube. Per Facebook i numeri crescono ancora, con 1,62 miliardi di utenti attivi al giorno e cinque nuovi profili creati ogni secondo. E ancora, vanno considerate le email, le chiamate su WhatsApp. Cifre notevoli che danno l’idea della quantità di dati che girano ogni minuto in rete. I dati, poi, possono essere di due tipologie: dati strutturati, quindi conservati in database e organizzati secondo schemi e tabelle rigide; e dati non strutturati, conservati senza alcuno schema, e dunque difficilmente comprensibili con l’utilizzo di programmi tradizionali. Anche l’insieme di elementi apparentemente non connessi tra loro, però, può rappresentare un dato ed avere un valore. Basti pensare a un like messo su una pagina Facebook in merito a un annuncio di un determinato prodotto, ad esempio. Anche questo è un dato che, non solo la dice lunga sulle preferenze dell’utente, ma può influenzare l’andamento dell’azienda stessa che ha pubblicato l’annuncio, la scelta dei prodotti sui quali investire e il suo sviluppo futuro. Un elemento apparentemente non troppo significativo che individua, quindi, una serie di connessioni e informazioni sul quel microcosmo.

Gli utenti e i singoli cittadini, ogni giorno, scambiano e acquistano beni e servizi e, in cambio, cedono informazioni e dati personali. I Big Data sono dei grandi contenitori che possono racchiudere e analizzare queste immense quantità di informazioni, per poi esaminarle, scomporle, sezionarle, estrapolarle, creare statistiche e fare previsioni future. Basarsi e sostenersi su un mercato dei dati e sui Big Data differenzia i DTCOIN da tutte le altre criptovalute.